VUOTOCICLO

“Sibili Psichici” di Lorenzo Cammisa

Lorenzo Cammisa è stato uno degli artisti partecipanti alla prima edizione della mostra “Vuotociclo”.  La sua opera si intitola “Sibili Psichici” e di seguito ve ne mostriamo alcuni schizzi e la sinossi.

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” il canto allegro dei motori, il cigolio esaltante degli ingranaggi”
Nell’enorme tavolozza di colori e immagini che la professoressa Chiusano ci ha fornito, abbiamo trovato un ritratto della decadenza sociale dagli anni appena precedenti all’affermazione delle dittature occidentali fino al minuti appena prima del nostro ultimo battito di ciglia.
Ad ogni modo sarebbe contro la natura stessa dell’opera cercare di trovare un senso comune o – ancora peggio – sciorinarlo adesso come il teorema strampalato di uno dei fisici di Durrenmatt, in più si finirebbe per falsificare o negare o contraddire – anche sottolineando – quello che ritmo, musica, tratti e ri-tratti delineano così bene.
Allora si può parlare della bozza che è nata nella nostra testa, da sola e indipendente, quando abbiamo passato in rassegna le immagini di repertorio di cui eravamo fortunati – e irresponsabili – padroni.
Il mondo diviso in milioni di fotogrammi che “hanno significato”, ognuna di loro era innestata in un proprio contesto, in una propria società ed era influenzata dalla condizione da cui dipendeva, dal sociale e dal vissuto di chi ne usufruiva.
Adesso tutto è uno, tutte le immagini sono scorporate dalle cause che le hanno originate, perdono di significato e affiora – invisibile – il “significante”; si componeva davanti a noi il quadro angosciante e triviale di un mondo affannato e sofferente.
Il mosaico è accompagnato da un tappeto di percussioni e flauti, da suoni elettronici ed elementi classici, da un incipit tribale sbarrato da un morbido muro sonoro, un flusso sinusoidale nel quale orbitare, come indugiare sott’acqua, in apnea, per riprendere il groove ancestrale dell’inizio ma stavolta contaminato, in maniera determinante, dalla modernità elettronica.
Gli spazi visivi sono colmi, di tutto, i colori si fondono nei passaggi velocissimi tra una situazione e l’altra, un pensiero e l’altro, un momento che crea un’ellissi con un’altro (momento) lontanissimo.
Il concetto di vuoto scompare, il vuoto è colmo adesso – stracolmo – ma ciò di cui è colmo il vuoto del nostro schermo è inquietante e desolante. La pena, la fatica – che migliora il destino dell’uomo – il dolore, il potere, le masse divise tra “il popolo”, il blocco sociale da un lato, vittima delle regole e (quindi) della povertà, soggetta all’idolatria dei loro carnefici, e “l’esercito” dall’altro, la massa dittatoriale, carnefice degli altri e di se stessi, in quanto vittima assoluta dell’iper-idolatria.
I potenti e le bandiere al vento, i simboli della ricchezza, il popolo ignaro, ignaro di tutto.
“Sibili psichici” è un velocissimo strappo alla memoria, una sequenza impressionante di significanti che stordisce, un presagio, forse, una fine o un’esortazione a raggiungerla; l’individuo in gabbia, sgretolato dalla mano della totalitarismo che, invisibile e inquietante, poggia il suo peso su di noi.
Lorenzo Cammisa
Giovanni Antinolfi
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Questa voce è stata pubblicata il settembre 4, 2012 alle 10:58 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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